“Tata” Elena è una delle due ragazze di Servizio Civile presente a Villaggio Fraternité da settembre scorso. Qui vi proponiamo il suo incontro con una delle piccole ospiti in Camerun, raccontato in prima persona da Elena.

Mekena è una bimba che frequenta la moyenne section del maestro Tonton Parfait; anzi frequentava,

poiché, proprio qualche giorno fa, i nostri piccoli bimbi della materna sono andati in congedo estivo dopo una cerimonia piena di balli, canti e recite.

Il suo fare imbronciato mi aveva molto colpita sin da subito, forse perché somigliava un po’ al mio, da bambina, come poi mi hanno confermato la mia famiglia ed i miei amici dopo aver visto una sua foto.

Mekena non è una bimba del Centro di Accoglienza di Villaggio Fraternité, dunque dopo le normali ore scolastiche mattutine, l’autobus di Tonton Papa’a, uno dei nostri autisti, la riporta a casa.

Il suo fare imbronciato però non ho mai creduto fosse solo una questione caratteriale; infatti Tonton Parfait mi confermò presto che la bambina era malata da qualche tempo ed aveva perso peso, piangeva tutto il giorno, non partecipava alle lezioni e non giocava con gli altri bambini come faceva tutto il tempo lo scorso anno.

Abbiamo così deciso di prenderla “in carico” come fosse una bambina del Centro di Accoglienza di Villaggio Fraternité, fornendole le cure adeguate ed il supporto necessario. Abbiamo contattato i suoi familiari, o meglio la compagna di suo padre con la quale Mekena vive attualmente, che ci ha spiegato che quest’ultimo risulta essere spesso assente ed irrintracciabile perché sempre occupato nel suo lavoro in foresta.

La donna, dunque, sola e con altri bimbi a carico, tra cui Mekena, non rendendosi conto della sofferenza della timida bimba, avrebbe trascurato la malaria di quest’ultima, malattia talmente diffusa in Camerun da essere percepita allo stesso modo in cui noi reagiamo ad un raffreddore dovuto al cambio di stagione. Le difficoltà quotidiane di questi bambini spesso non sono legate solo a motivi economici, ma, come in questo caso, anche alla superficialità e poca cura o attenzione dei loro familiari o tutori. Sono bastati pochi colloqui del dottore e degli assistenti sociali con la tutrice della bambina per responsabilizzarla e, come la maggior parte delle storie ambientate a Villaggio Fraternité, “tutto è bene quel che finisce bene” ! 

I cambiamenti di Mekena sono visibili a tutti, la bambina, infatti, non smette di ridere, giocare e mi ruba mille sorrisi urlando “Tata Elena Tata Elena” ogni volta che ci incrociamo.