L’ultima volta che ho preso carta e penna per raccontare questa esperienza era maggio, a metà servizio. Mi sembra ieri eppure sono già passati sei mesi. Ho riflettuto su questa cosa e mi sono chiesta: “Perché da Dicembre a Maggio il tempo è passato così lento e negli ultimi sei mesi invece è come se il tempo non ci fosse stato?”. 
Mi sono svegliata una mattina e ho realizzato che dopo una settimana sarei rientrata in Italia.

Il tempo è un concetto tanto astratto quanto indispensabile per l’uomo.
In tutto il mondo una giornata è fatta di ventiquattro ore, un’ora di sessanta minuti e un minuto di sessanta secondi; eppure nella quotidianità di ognuno di noi è così relativo!
Ci sono giornate che ti sembrano non finire mai e altre che passano senza che nemmeno te ne accorgi. Se questo è quello che succede nel nostro piccolo, la stessa relatività la possiamo trovare nel confronto di culture diverse.

In base all’esperienza di Servizio Civile che ho svolto quest’anno a Sangmélima, nel Sud del Camerun, posso azzardarmi a dire “Paese che vai, tempo che trovi”.
In Italia, forse in Europa, il tempo esiste indipendentemente dall’uomo e le attività dell’uomo sono scandite dal tempo. L’uomo dipende dallo scorrere del tempo: c’è un orario per svegliarsi, uno per mangiare, uno per dormire; appuntamenti fissati con il dentista, la parrucchiera, il commercialista. L’orologio è sul nostro polso e siamo ossessionati da quelle lancette che avanzano e ci ricordano che a quell’ora succederà quella certa cosa.

A Sangmélima non è così, a Sangmélima è il tempo a essere dipendente dall’uomo; è l’uomo che con le sue attività controlla e dirige il tempo. Il tempo si modella in base a ciò che l’uomo fa.

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Ed ecco quindi che tu italiana, oltretutto proveniente da Milano dove le persone non solo sono dipendenti dal tempo ma lo rincorrono, ti trovi spaesata.
Sei al mercato e ti fermi a parlare un po’ con la signora che ti vende la verdura e lei al tuo arrivederci risponde “Aprés” (a dopo) e nella tua testa inizi a pensare “A dopo quando? Forse le ho detto qualche cosa di sbagliato in francese. Ma poi, dove ci dovremmo vedere dopo? A che ora? Non ho il suo numero di telefono per metterci d’accordo” e alla fine capisci che è solo un modo di dire “Ci rivediamo”, ma non è necessario stabilire il dove e il quando.
Vai al ristorante e ordini da mangiare. Dopo mezz’ora chiedi “Ma tra quanto tempo sarà pronto?” e la risposta è “È già pronto”. Il mangiare arriva poi dopo un’altra mezz’ora.
Hai un appuntamento con un amico alle tre e sono le tre e mezza, lo chiami per chiedergli dove si trova e lui ti risponde “Sono già là”, ti giri a cercarlo e non c’è. Arriva dopo un’oretta: stava riposando, era stanco. Sali sull’autobus e chiedi a che ora partirà. “Quando l’autobus sarà pieno”, è la risposta.

All’inizio tutto questo è snervante, ti arrabbi e loro nemmeno capiscono perché. È normale che il cibo arriverà quando sarà pronto, è normale che se sei stanco prima di uscire riposi un po’ ed è normale che l’autobus parta quando è pieno. E allora impari, non programmi niente nemmeno tu, non solo non ti arrabbi più per i ritardi ma senza accorgertene inizi ad arrivare anche tu in ritardo agli appuntamenti. Senza rendertene conto lasci scorrere il tempo proprio come fanno loro.

Grazie a questo il Camerun mi ha fatto vivere un sentimento di libertà, di tranquillità.
Noi occidentali vantiamo tanto le nostre libertà e nessuno mette in dubbio gli sviluppi che siamo riusciti a raggiungere in quanto a diritti dell’essere umano, emancipazione, libertà religiose ecc..
Ma la libertà di vivere tranquilli? La rincorsa al tempo ci impedisce di entrare in contatto con noi stessi, con i nostri limiti e i nostri desideri. Siamo ossessionati da una vita fatta di obiettivi da raggiungere e il presente ci sfugge dalle mani. E così ci ritroviamo tutti in analisi, stressati, sfiancati da una vita che non ci appartiene.

Tante cose mi hanno insegnato l’Africa, il Camerun, Sangmélima, ma l’unico insegnamento che non vorrei mai dimenticare è proprio questo: l’unico obiettivo della nostra vita deve essere la felicità e l’unico modo per trovarla è quello di non farci travolgere da aspettative e vivere sereni, senza essere condizionati dallo scorrere del tempo.

Anna Franzoni