Elena Maglio – Volontaria in Servizio Civile in Camerun. 

Il racconto a conclusione della sua esperienza di un anno, in cui ha dato il suo prezioso contributo per le attività a Villaggio Fraternité

Il giorno 27 alle ore 20.00 dello scorso settembre sono atterrata nell’aeroporto di Yaoundé, caotica capitale del Cameroun, e dopo tre ore di tragitto in macchina, costeggiando la foresta tropicale, sono giunta finalmente a Villaggio Fraternité, situato tra la cittadina di Sangmélima e i villaggi limitrofi.

Col buio della notte, dunque, non avevo avuto modo di osservare Villaggio Fraternité, pur conoscendolo dettagliatamente in foto, attendevo con ansia l’ indomani mattina.

I bimbi della scuola materna avevano l’abitudine a inizio anno di fare “la ronde” davanti casa degli espatriati, quella che quest’anno è stata casa mia, in attesa che il nuovo stadio della scuola fosse pronto per accogliere i loro canti mattutini. Insomma questa è la prima immagine di Villaggio Fraternité che ho impressa nella memoria: 112 piccoli, teneri bimbi ancora insonnoliti, con la loro simpatica tenuta scolastica rosso acceso, che intonano canti e danzano in cerchio nel prato sotto l’albero di prune. Dopo quell’immagine tutte le mie ansie erano scomparse ed ogni giorno grazie a quei sorrisi è stato solo un riconfermarsi della mia scelta.  Questo fu l’inizio del mio primo giorno a Villaggio Fraternité che proseguì con altri sorrisi da parte dei miei nuovi colleghi ed abbracci affettuosissimi di questi teneri bimbi.

Il mio ultimo giorno coinciderà con l’inizio del nuovo anno scolastico, avrò così modo di rivedere e salutare i miei piccoli amici dopo il loro congedo estivo e di iniziare la giornata danzando in cerchio con loro ancora un’ultima volta!

Ognuno di questi bambini e le loro storie mi accompagneranno per sempre.
Tirare le somme di un intero anno è difficile ma dentro di me ho la certezza di aver dato il mio contributo e, viceversa, di aver imparato tanto e di essere stata arricchita dai miei piccoli amici e da tutti gli abitanti di questa cittadina che mi hanno accolto col sorriso.
A chi me lo chiederà dirò di aver imparato da loro a dare tempo al tempo e ad abbandonare schemi e tabelle di marcia dai ritmi troppo veloci; a godere dell’imprevisto, approfittando ad esempio della macchina in panne  per guardare il tramonto con lo sfondo mozzafiato regalato dalla foresta tropicale; a scacciare la negatività e a essere sempre positivi perché “ça va aller”: tutto andrà bene; ad accettare la vita col sorriso anche quando le cose non vanno proprio come noi vorremmo o quando si è malati; a non dare mai niente per scontato e a non sottovalutare nessuno,  perché si può imparare da chiunque, persino da piccoli bimbi alti meno di un metro!

Elena