Tutto col gioco, niente per gioco
Ho cominciato il servizio civile con poche aspettative, un po’ costretto da chi mi diceva di far qualcosa nella vita un po’ convinto da altri amici che lo avevano fatto prima di me. Non sono nuovo al mondo del volontariato; ho fatto scoutismo come ragazzo per tutta la vita e tutt’ora continuo come capo, ho partecipato a diverse attività di volontariato con diverse associazioni sui più disparati temi e con i più vari obiettivi, quindi trovarmi a mio agio all’interno del mondo del Servizio Civile Universale è stato più semplice di quanto credessi.
Non fraintendetemi, non sono mancate le difficoltà iniziali come una formazione generale molto intensiva di tre giorni che per quanto interessante e necessaria ha messo a dura prova la tenacia dei partecipanti, me compreso; oppure le prime attività, sotto al sole cocente di luglio a Roma con dei simpatici 40 gradi all’ombra che non augurerei neanche al mio peggior nemico, tuttavia eccomi qua a scrivere questo piccolo testo sul perché ho scelto di farlo e perché lo sceglierei ancora.
Spero che chi leggerà questo articolo lo faccia in un periodo storico migliore di quello attuale, dove guerre e genocidi sono all’ordine del giorno e combattere contro di essi è visto come un qualcosa di estremista e dannoso, qualcosa da controllare e sedare, ed è un po’ questo quello che mi ha spinto definitivamente a buttarmi nel Servizio Civile. Non sono Superman, ne tantomeno il Primo Ministro o il Presidente della Repubblica, non sono in grado di fermare guerre o risolvere crisi mondiali con uno schiocco delle dita stile Thanos, ma non è da me starmene con le mani in mano e non fare nulla per quanto piccolo il mio apporto sia; ed è questo che secondo me è il servizio civile: impegnarsi, anche se nel piccolo, per fare in modo di lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato
Andrea Romani