Tra passi incerti e nuovi ritmi: il mio inizio a Sangmelima

Tra un Bonjour mbombo e un Ça va aller, è passato più di un mese dal mio arrivo a Sangmelima, una cittadina nel sud del Camerun.

Prima di partire immaginavo questo primo mese come un periodo di intenso adattamento, di emozioni contrastanti, un po’ come stare sulle montagne russe. E così è stato, forse a volte anche più difficile di quanto mi aspettassi. Mi sono spesso chiesta il senso di ciò che sto facendo, di quest’avventura di vita, ritrovandomi con pensieri e sensazioni incerte e altalenanti. Troverò il mio posto qui? Le mie capacità saranno sufficienti? Riuscirò a essere compresa anche nelle mie stranezze e nei miei difetti? E io stessa, riuscirò a comprendere ed adattarmi alle loro differenze e particolarità?

Spesso non mi sento di aver ancora trovato una “nuova casa” come avrei sperato perché ci sono momenti in cui mi sento incompresa, non ascoltata, a volte persa nell’incognito del Ça va aller. Ma poi ci sono altri momenti in cui tutto cambia: nei canti dei bambini, nei loro sorrisi vivaci, nei consigli pazienti e negli sguardi accoglienti dell’équipe locale, nella melodia dei suoni della foresta che ci circonda, nel suo verde rigoglioso e maestoso che sembra abbracciarci, ritrovo calma e serenità. Ritrovo occhi positivi e creativi, semplici gesti ma ricchi di senso, frammenti di fiducia che mi insegnano a restare, una nuova leggerezza che mi spinge, petit à petit, a posizionare i mattoni di ciò che spero di costruire con questo Servizio Civile.

Ester